lug 09 18

Da Fandango le tavole inedite del Pazienza liceale

di Valentina

Un disegno di Andrea Pazienza

Andrea Pazienza è stato, ma a noi piace dire è, uno dei più grandi e geniali disegnatori italiani. Autore di fumetti e pittore, Pazienza disegnava da quando aveva 18 mesi, come raccontò a un giornale nell’81. Sarebbe morto di lì a poco, nel 1988, lasciando le sue storie pubblicate su Il male, Linus, Frigidaire, Tango raccolte in una ventina di volumi.
Talvolta “Paz” ci regala ancora un inedito, come quello di Fandango (che raccoglie 17 tavole disegnate a 16 anni e ispirate a Jacques Prévert) che dal 25 luglio e fino a settembre affiancherà l’esposizione degli originali alla Palazzina azzurra di San Benedetto del Tronto. Dice Fernanda Pivano nell’introduzione al libro che il giovane Pazienza deve aver scelto Prévert “per lo stesso desiderio di libertà che tutti e due hanno vissuto. Due artisti popolari e anarchici, antiborghesi e sperimentali, audaci e comunicativi”. Conosciuto sui banchi di scuola, Prévert appassionò Pazienza che ne interpretò i temi alla sua maniera originale e intensa. Una “chicca” da non perdere per chi da Andrea Pazienza è stato rapito e non può più farne a meno.

Un disegno di "Paz"

gen 09 16

Cent'anni di Corriere dei Piccoli. Auguri, fumetti!

di Valentina

La Stefi di Grazia Nidasio

Chi ha più di vent’anni ricorderà forse, come la sottoscritta, un formidabile compagno di svago della propria infanzia: il “Corriere dei Piccoli”, pubblicato fino al 1995. Con lui ho scoperto il fumetto e non l’ho più abbandonato: Cocco Bill di Jacovitti, la Stefi di Grazia Nidasio, la Pimpa di Altan e tanti, tanti altri. Pagine lette e rilette, numeri conservati e storie imparate a memoria. Fumetti intelligenti, educativi, divertenti. Non so se oggi vi sia in giro qualcosa di simile, ma ne dubito. E non lo dico perché faccio parte della schiera di quelli che “una volta era tutto meglio”, ma perché il Corriere dei Piccoli è inimitabile e, soprattutto, inarrivabile. Lo dico senza timore di smentite, e chi vuole provarci si faccia sotto.
Dal 22 gennaio alla Rotonda di via Besana a Milano la mostra “Corriere dei Piccoli: storie, fumetto e illustrazione per ragazzi” celebrerà il centenario della nascita del settimanale. L’esposizione ci accompagna in una passeggiata tra i personaggi che hanno fatto la storia del Corriere dei Piccoli, da Bilbolbul al Signor Bonaventura al grande Corto Maltese.
La mostra, curata da Giovanna Ginex, ha anche un catalogo edito da Skirà.

nov 08 28

Batman ha i giorni contati. Forse

di Valentina

Sigh. Allora non è vero che i personaggi dei fumetti vivono per sempre. Del resto era già toccato anche a Superman (poi resuscitato) levarsi di mezzo. Batman, il mitico uomo pipistrello creato dalla fantasia di Bob Kane e Bill Finger, ha i giorni contati. Sono settant’anni che il ricchissimo tombeur de femmes Bruce Wayne scorrazza con addosso il suo nero costume per le vie di Gotham City a caccia di delinquenti. “I criminali, per natura, sono una genia codarda e superstiziosa” proclama il coraggioso eroe, schierato contro il male da quando, bambino, un ladro gli uccise i genitori.

Ma ora i fan di tutto il mondo trepidano: la morte di Batman è stata infatti annunciata da Grant Morrison, dal 2006 sceneggiatore delle pipistrellesche storie. Nel prossimo numero del fumetto (pubblicato in America dalla Dc Comics), intitolato Batman Rip (più chiaro di così!), Batman ci lascerà le penne, per usare il gergo colorito dei criminali da lui tanto osteggiati. E le indiscrezioni fioccano. Secondo i ben informati sarà proprio il suo fidato amico Robin a toglierlo di mezzo. Dopo una sanguinosa lotta, Robin, passato dalla parte dei cattivi, ucciderà Batman in modo lento e doloroso. Secondo altri, a far fuori l’uomo pipistrello sarà tale Black Glove, un personaggio creato da gli sceneggiatori appositamente per questo scopo. La terza profezia sostiene infine che Batman, dopo una lunga ed estenuante carriera, andrà in pensione a godersi il meritato riposo e che sarà sostituito a Gotham City (ma, sospettiamo, non nel cuore dei fan) da un nuovo supereroe.

“Ciò che gli ho riservato è un destino peggiore della morte” dichiara Morrison al Comic Book Resources, “accadranno cose che nessun vorrebbe che capitassero a questi eroi”. Caspita, che dichiarazione sadica! Adesso facciamo noi una previsione: dopo una insurrezione popolare di aficionados batmaniani anche l’uomo pipistrello risorgerà e continuerà a svolazzare per Gotham City a caccia di cattivoni. La morte di Batman più che una parola fine appare come un’astuta mossa per aumentare le vendite. Il fine giustifica i mezzi. Ma poi ridateci i nostri supereroi. Loro, almeno, fanno qualcosa per rendere il mondo più vivibile. Ah, poter votare Batman alle prossime elezioni…

nov 08 21

BeccoGiallo: fumetti impegnati e resistenza editoriale

di Valentina

BeccoGiallo è una giovane casa editrice nata a Treviso nell’aprile del 2005. I soci fondatori Guido Ostanel, Federico Zaghis e Max Rizzotto hanno scelto di chiamare così la loro creatura in omaggio al settimanale satirico degli anni Venti Il becco giallo. La rivista, fondata a Roma nel 1924 dal giornalista Alberto Giannini, ebbe vita breve (subì varie censure e fu costretta a chiudere nel 1926 per poi emigrare in Francia) ma si distinse come uno dei più agguerriti fogli satirici antifascisti. Sul primo numero de Il becco giallo si leggeva: “[...] appoggiamo [...] con tutte le nostre energie l’opposizione la quale, al regime fascista di dittatoriale violenza che ha invertito tutti i valori morali e col terrorismo ha asservito l’Italia ad una banda di predoni, resiste eroicamente sfidando ogni giorno le più brutali aggressioni e lotta per la libertà soppressa, per la millenaria giustizia italiana conculcata, per la riconquista delle guarentigie costituzionali, per ridare prestigio all’Italia nel mondo“. Se queste parole non vi hanno strappato almeno un sospiro, se non vi hanno fatto drizzare le antenne, se non vi hanno turbati nemmeno un pochino, allora l’unica spiegazione è che viviate sulla Luna. E’ stato scritto che Il becco giallo esercitava la sua libertà non come diritto riconosciuto ma come sfida al regime.

La casa editrice di Ostanel, Zaghis, Rizzotto e tutti gli autori e sceneggiatori che lavorano al progetto va anch’essa controcorrente per ripescare, approfondire, raccontare attraverso il linguaggio del fumetto e sottrarre all’oblìo grandi fatti di cronaca italiana ed estera. Nel nostro Belpaese dalla memoria corta, in cui, secondo statistiche Istat, più si diventa grandi e meno si legge; in cui vivono venti milioni di non-lettori; in cui il fumetto è un prodotto di nicchia, in questo Stivale stropicciato e pieno di toppe, essere cantastorie a fumetti sembra essere un’impresa titanica. Anche perché il lavoro di BeccoGiallo è onesto, preciso, analitico. Ben lontano da certa televisione qualunquista o da articoli di giornale indecentemente ruffiani. I casi raccontati pagina dopo pagina da BeccoGiallo coniugano l’inchiesta giornalistica, la profondità del romanzo e la bellezza del fumetto impegnato, senza tralasciare nessun dettaglio utile alla narrazione. Sul sito dell’editore BeccoGiallo troverete, oltre ai tre cataloghi di cronaca, anche la sezione Quartieri e quella delle biografie (recente l’uscita di Ballata per Fabrizio De André del bravissimo Sergio Algozzino). Per scoprire tutto quel che ho omesso vi rimando al sito web.

Ora invece vi presento il direttore editoriale di BeccoGiallo, Guido Ostanel, che mi ha gentilmente concesso questa intervista.

Questi non sono tempi buoni per l’editoria, né tantomeno per chi voglia raccontare quel che accade in Italia e nel mondo. Come mai avete deciso di cimentarvi in un campo così “impegnativo”?

In un certo senso lo abbiamo fatto proprio per questo. Per cercare di dare il nostro piccolo contributo per cambiare una situazione che non ci piace. Noi pensiamo che sia importante sapere chi ha ucciso Ilaria Alpi o Pier Paolo Pasolini. Pensiamo sia importante per il nostro futuro. È una questione di civiltà.

Un lavoro sotto certi aspetti delicato come il vostro presuppone anche un punto di vista condiviso da da tutti i componenti della casa editrice. E’ così?

I punti di vista sulle singole questioni possono anche essere diversi fra di loro. Possono avere, soprattutto, sfumature specifiche e personali. L’importante è che alla base ci sia sempre un atteggiamento condiviso nei confronti di tutti gli argomenti che si scelgono di trattare. Un atteggiamento umile, curioso e soprattutto intellettualmente onesto. Un atteggiamento “civile”, se vogliamo dire così.

A cosa è dovuta la scelta del fumetto come forma di narrazione?

Dall’idea che il fumetto sia un vero e proprio linguaggio, non un sottogenere di qualcos’altro di non meglio definito. Dunque dall’idea che come tale, il linguaggio del fumetto possa confrontarsi potenzialmente con tutti gli argomenti, proprio come il cinema o la televisione. Che possa intrattenere ma anche informare o peggio disinformare. La storia del mezzo è lì a dimostrarlo: pensiamo ai fumetti di propaganda distribuiti nelle trincee per convincere i soldati a continuare a combattere. Insomma, noi siamo convinti che il fumetto sia un mezzo di comunicazione come tutti gli altri, e che come tutti gli altri possa essere utilizzato bene oppure male, in modo onesto o disonesto. Noi cerchiamo di farlo per divulgare fatti e persone che a nostro avviso non meritano di essere dimenticate, che andrebbero approfondite, studiate, condivise.

Ci racconta una delle vostre riunioni redazionali?

Non è facile. Di fatto, siamo praticamente sempre “in riunione”. Dalla colazione, che coincide con le prime notizie radio e tv, alla lettura mattutina dei giornali in redazione, al web che accompagna costantemente il nostro lavoro, ai momenti di svago. C’è uno scambio continuo di informazioni, idee, suggestioni. Per questo abbiamo quasi del tutto eliminato le riunioni di redazione più classiche, destinate oramai alla scelta dello sceneggiatore o del disegnatore e a poche altre decisioni più burocratiche.

“Rubate” il mestiere ai giornalisti perché credete non lo facciano abbastanza e abbastanza bene o semplicemente per allargare il fronte della Resistenza Editoriale, come la definite sul vostro sito?

Non siamo i soli a dirlo ed è sotto gli occhi di chi vuol vedere: il giornalismo in Italia vive una situazione paradossale e pericolosa, che spinge al conformismo, che non invita a rischiare, a prendere iniziativa, a mettere il becco nelle questioni più spinose. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. A quelle guardiamo, a quelle soltanto cerchiamo di “rubare il mestiere”, di coglierne spirito e atteggiamento. Non è una questione di appartenenza politica, è una questione di onestà intellettuale e professionalità.

Quando si parla di voi e dei vostri autori è impossibile non pensare, ad esempio, ad Art Spiegelman. Peccato che in Italia non si legga quanto all’estero… Il fumetto, soprattutto se è fumetto impegnato, ha vita dura. Come fate i conti con questo?

Ancora una volta sono dati e cifre a imbarazzare: l’Italia è uno dei Paesi d’Europa che legge di meno. Ne prendiamo atto, ma cerchiamo con il nostro lavoro quotidiano di dare un piccolo contributo alla causa. Parlare di Pasolini o del disastro di Ustica a fumetti non è forse un tentativo di allargare il bacino dei lettori, specie fra i più giovani?

La vostra ultima creatura è “Ballata per Fabrizio De André”, di Sergio Algozzino. Quali sono le prossime iniziative?

Continueremo a confrontarci con la realtà, con i fatti e con la cronaca. Sia per quanto riaguarda i grandi casi di nera, con la ricostruzione del massacro del Circeo e la vicenda di Angelo Izzo, sia per quanto riguarda gli avvenimenti che oramai fanno parte della memoria collettiva del nostro paese, sia con le biografie dei personaggi che non vogliamo dimenticare.

Buon lavoro.

dic 07 03

Il fumetto Black Hole ora pubblicato anche in Italia

di mariagiovanna

Black Holedi Charles Burns è già una pietra miliare nel fumetto nordamericano e ora sbarca in Italia per Coconino Press. La storia, raccontata da questo celebre illustratore e fumettista del Time e del New York Times, verte intorno a questo strano virus che si trasmette per via sessuale tra gli adolescenti di Seattle e genera mutanti. Il mondo rappresentato da Burns è caratterizzato da atmosfere misteriose, a tratti terrificanti, ma attraversato da una carica sessuale che toglie quasi il fiato. “In Black Hole – spiega Burns – ho affrontato le paure legae al passaggio dall’infanzia all’età adulta. E ho anche raccontato la mia adolescenza, riportando su carta quello che provavo a quell’età”.
Leggendo questo fumetto (una mescolanza di horror, situazioni autobiografiche adolescenziali, sensualità e cronaca) non si può che rimanere impigliati in questa rete magica, coinvolti totalmente dall’intrigo di storie, sentimenti e questioni irrisolte. La saga, durata un decennio (1994-2004), ha dato ancora più fama e notorietà al suo autore, già conosciuto, per avere disegnato la storica copertina dell’album Brick by Brick dell’’Iguana’ Iggy Pop e per i ritratti pubblicati sulla rivista culto americana The Believer. Black Hole è entrato di diritto nella classifica del Comics Journal, dei 100 fumetti americani più belli di tutti i tempi. Una storia appassionante, un fumetto affascinante, che ha stregato i lettori oltreoceano e che promette di fare la stessa cosa per quelli di casa nostra.
Charles Burns. Black Hole. Coconino Press, 19 euro