
Il suo progetto “End Times” che ritraeva bambini piangenti e disperati, aveva suscitato, alcuni anni fa grandi polemiche. Sto parlando della fotografa canadese Jill Greenberg. All’epoca era stata additata come insensibile, un mostro e c’era addirittura chi chiedeva che venisse accusa di abuso sui minori perché, per poter ottenere questi scatti, peraltro molto belli e ben riusciti con una luce frontale il cui effetto veniva poi accentuato in post-produzione, la Greenberg aveva dovuto usare un espediente: sottrarre un lecca lecca ai piccoli per poter ottenere così una loro reazione.

Con questa serie di foto voleva esprimere “l’impotenza e la rabbia che si provano di fronte all’attuale situazione politica e sociale”, in riferimento all’amministrazione Bush. Scorrendo il portfolio sul suo sito (www.manipulator.com) si possono ammirare le sue opere, sempre molto originali, e caratterizzate da questa particolare luce ad effetto che investe i soggetti, siano essi bambini, animali o personaggi famosi, su uno sfondo blu-grigio. L’effetto è molto patinato ed è ottenuto anche grazie all’utilizzo di colori saturi.

Jill Greenberg è una fotografa molto apprezzata negli Stati Uniti, specializzata in ritrattistica, ma nota anche per le sue foto pubblicitarie. Canadese di origine, è cresciuta nella periferia di Detroit. Dopo il diploma alla Rhode Island School of Design, con specializzazione in fotografia si è trasferita a New York per praticare la professione. Dal 2001, invece, vive a Los Angeles dove è concittadina di molti suoi famosi clienti, tra cui tante star di Hollywood e personaggi del mondo della musica e dello spettacolo.

Negli anni il lavoro delle Greenberg ha preso piede negli ambienti dello show biz, tanto da farla diventare richiestissima. Tra i suoi lavori spiccano i ritratti di Fergie dei Black Eyed Peas, Gwen Stefani, Cristhina Aguilera, David Bowie, Lionel Ritchie e tanti altri.
Tags: bambini piangenti, End Times, fotografia pubblicitaria, Gwen Stefani, Jill Greenberg, ritrattistica, scandalo
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L’American Film Institute (Afi), ha stilato, come ogni anno la classifica dei dieci film che hanno segnato la storia del cinema. Il punto di vista americano-centrico non mi è mai interessato un granché ma non si può negare che molte pellicole uscite dalla macchina Hollywood hanno influenzato, fin dal secolo scorso, il nostro modo di fare cinema ed il nostro modo, ahimè, di pensare, di vestirci, di atteggiarci.
In questa classifica si è aggiudicato
- il primo posto nella categoria Film d’animazione Biancaneve e i sette nani del 1937, seguito da Pinocchio e da Bambi.
- Per il genere Fantasy è stato premiato Il mago di Oz del 1939 che ha battuto persino la trilogia del Signore degli anelli di Peter Jackson (2001).
- Charlie Chaplin si è aggiudicato la categoria Commedie Romantiche con Luci della città del 1931 e
- John Ford, che ha diretto John Wayne, in Sentieri Selvaggi (1956) quella Western.
- Per il filone film di Fantascienza il primo premio se l’è aggiudicato il genio di Stanley Kubrick con 2001: Odissea nello spazio del 1968, lasciando la seconda postazione a Guerre stellari : 4 episodio e la terza a E.T. di Steven Spielberg (Kubrick si è piazzato anche quarto con Arancia Meccanica).
- Toro Scatenato, film del 1980 di Martin Scorsese con Robert De Niro ha vinto nella categoria Sport (il Rocki di Stallone è arrivato secondo).
- Per i Film Gialli ha vinto La donna che visse due volte (1958) del maestro del brivido Alfred Hitchcock e
- per i Film drammatici Il buio oltre la siepe (1962) diretto da Robert Mulligan.
- Lawrence d’Arabia, sempre del 1962, si è aggiudicato il primo piazzamento nella categoria film Epici, mentre al secondo posto si è piazzato il pluripremiato Ben Hur (1959) e al terzo Schindler’s list di Spielberg del 1993.
- Infine, si è aggiudicato la categoria Gangster, Il Padrino, la pellicola del 1972 di Francis Ford Coppola sulla storia del boss Corleone.
Interessante notare che le prime dieci pellicole delle diverse categorie sono tutte state realizzate prima degli anni ’80, tranne Toro Scatenato. Il regista che, invece, compare con più pellicole in classifica è Alfred Hitchcock che nella lista dei migliori film gialli ha posizionato ben quattro titoli.
E se dovessimo redigere una classifica dei migliori film italiani, quelli che hanno segnato la nostra storia e magari la nostra vita?
Io voterei sicuramente
- La Meglio Gioventù e I Cento Passi di Marco Tullio Giordana,
- Ovosodo di Virzì,
- The Dreamers e Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.
E voi?
Tags: American Film Institute, classifica, film, Hollywood, Storia del cinema
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E’ uscito il terzo volume di “No pasaràn” realizzato dal fumettista bolognese Vittorio Giardino, che conclude la terza avventura della spia Max Fridman. La storia si snoda a Barcellona, tra l’ottobre ed il dicembre 1938, durante l’ultimo, complesso periodo della guerra civile spagnola. Nodo cruciale della storia del 20esimo secolo, la guerra civile spagnola, con l’affermazione del generalissimo ed il soccombere dei repubblicani, ha aperto le porte all’avvento del fascismo e del nazismo in Europa. Nel fumetto, Vittorio Giardino, fa una ricostruzione storica precisa degli avvenimenti, non lasciando nulla al caso. La “spia suo malgrado” Max Friedman deve districarsi in una città sconvolta dai bombardamenti aerei e satura di spie franchiste.
“I repubblicani erano i difensori di un governo eletto democraticamente – precisa Giardino spiegando il suo punto di vista in No pasaràn – e combattevano contro un golpe militare. Lo facevano però tra mille divisioni. Politiche, ideologiche ed etiche. Il dissidio fra Treves e Fridman (raccontato nei flash back) riguarda quali mezzi siano leciti per opporsi alla dittatura, se ci siano limiti nell’uso della violenza o delle armi”. Il fumetto, che ha un totale di 190 pagine, quindi circa un triplo dei due volumi precedenti “Rapsodia ungherese” e “La porta d’oriente” (editi dalla Lizard), si mette dalla parte di chi ha perso questa guerra. “La storia – spiega sempre Giardino – la fanno i vincitori. Per questo ho più attenzione per i perdenti. Perché gli altri hanno sempre fatto di tutto per cancellarli“.
Per completare questa storia sono occorsi a Giardino quasi dieci anni ma il risultato è di altissima qualità. Oltre alla ricerca storica meticolosa, Giardino ha qui sperimentato nuove forme di espressione artistica utilizzando vignette al pari di quinte teatrali in cui i personaggi si muovono mentre lo sfondo resta immobile, oppure unendo diverse vignette con un suono, quello degli allarmi antiaerei, per esaltare il senso di oppressione ed angoscia e renderlo più realistico.
“No pasarán. Una storia di Max Fridman. Vol. 3″ - Vittorio Giardino - Editore Lizard - Euro 19
Tags: Fumetto italiano, Guerra civile spagnola, La porta d'oriente, Lizard, Max Fridman, No pasaràn, Rapsodia ungherese, Vittorio Giardino
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Gomorra di Matteo Garrone ha vinto il Grand Prix al 61esimo Festival di Cannes e Il divo di Paolo Sorrentino il premio della giuria, oltre a quello per i valori tecnici. I due film italiani, che molto hanno fatto discutere in patria per i temi affrontati, hanno riportato in alto il nostro cinema, come non accadeva dal 1972, quando ad essere premiati, in quell’occasione con la Palma D’Oro, furono Il caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri.
La Palma d’Oro è stata invece assegnata dalla giuria, presieduta dall’attore e regista americano Sean Penn, al film francese “Entre les murs”. Il riconoscimento come miglior regista è andato al turco Ceylan ed a Benicio del Toro, protagonista del film “Che” di Steven Soderbergh, quello come miglior protagonista. La brasiliana Sandra Corveloni ha vinto premio come miglior attrice per la sua interpretazione in “Linha de passe” di Walter Salles.
“I miei colleghi della giuria mi prendono in giro – ha commentato un divertito e ferissimo Sergio Castelletto, uno dei giurati al Festival del cinema - ma io insisto che in fondo al cinema italiano abbiamo dato tre premi. Fin dall’inizio li ho sentiti come due film gemelli, tanto diversi quanto complementari, due bambini cresciuti nello stesso ventre. Perchè hanno in comune un grande tema, ovvero cosa si nasconde dietro la faccia urbana, civile, occidentale, di una democrazia. È facile parlare di una dittatura, di un Paese in via di sviluppo; ma altra cosa è affrontare il volto controverso di una realtà europea in cui la verità supera perfino ciò che si racconta. Questo hanno fatto, con i loro film, con stili diversi, Garrone e Sorrentino, sicchè il terzo premio di cui parlo va alla cinematografia italiana di oggi nel suo insieme. La stessa che un anno fa era data qui sulla Croisette come agonizzante, se non già morta, perchè non avevamo un film in concorso. Adesso a chi mi parla di crisi, per punizione lo mando in Costa azzurra!”.
Nessun premio invece per uno dei favoriti della vigilia, Toni Servillo, interprete sua di Gomorra che del Divo. L’attore si è detto felice ugualmente per la vittoria dei due film e ad dichiarato di “Mi considero il portafortuna di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone”. Ha inoltre sottolineato il valore incredibile di queste due pellicole che con un linguaggio moderno sono tornati a far parlare il nostro cinema di realtà.
Tags: Cannes, Festival cinema, Gomorra, Gran Prix, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Sean Penn, Toni Servillo
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Il fotografo americano Spencer Tunick, questa volta, ha stipato migliaia di corpi nudi, ed infreddoliti, allo Stadio Ernst-Happel di Vienna, quello dove si giocherà la finale degli Europei 2008. Unico riconoscimento per essere stati nudi ed inermi per cinque ore, una copia dello scatto, stampata in edizione limitata.

Famoso per le sue incredibili performance, e per essere ormai diventato un guru dell’arte contemporanea, Spencer Tunick non smette di stupire e di attirare su di se elogi ed aspre critiche. Qualsiasi sia il proprio giudizio sulla sua opera, si deve ammettere che nessuno nella storia della fotografia e dell’arte è riuscito a fare quello che è in grado di fare lui: convincere migliaia di persone a recarsi in un luogo prestabilito, spesso molto lontanodalla propria abitazione, con qualsiasi condizione meteo, a spogliarsi di ogni vestito senza inibizione e vergogna, qualsiasi sia il proprio status sociale, l’età o la condizione fisica, a seguire senza opporsi ogni ordine proveniente dal gracchiante megafono usato dall’artista per disporre l’ammasso flaccido dei presenti e tutto questo gratis. Le peronse che partecipano agli scatti di Tunick sono infatti volontari, solo ripagati dall’emozione di avere partecipato ad un’opera d’arte grandiosa.

Solo lui può fare questo, trasformando i difetti, le paure, le imperfezioni di tanti corpi in un fenomeno d’arte contemporanea. Spencer Tunick le definisce installazioni di nudo su larga scala: una forma surreale di collage umano dove i tasselli sono corpi spogliati e utilizzati come elementi di un mosaico tridimensionale. Non ci sono selezioni, non ci sono provini per poter partecipare ad uno scatto di Tunick è sufficiente presentarsi nel luogo e alla data prestabiliti trovando le informazioni su internet o con il passaparola. La bellezza fisica non conta, il colore, la statura, le forme non servono: Tunick si oppone allo stereotipo culturale imposto dai media e dalla nostra società.

I suoi corpi perdono le loro caratteristiche individuali e peculiari e diventano significative in quanto parte di un tutto, sono delle forme astratte in un paesaggio che funge da frame e che sfondo. L’artista non si pone come liberatore di corpi o portatore di un ideale del libero amore, il suo intento è semplicemente quello di rappresentare il corpo umano nella sua naturale imperfezione, nella sua uguaglianza in quanto diverso ed unico, nella sua insopprimibile dignità. (spencertunick.com)
Tags: arte contemporanea, corpi nudi, nudo di massa, Spencer Tunick, Stadio Ernst-Happel
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