feb 10 25

La statua di Berlusconi è un inquietante Buddha

di mariagiovanna

Silvio by sislej xhafa

Chissà come reagirà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla vista dell’opera dell’artista kosovaro Sislej Xhafa in mostra al Roda Sten di Goteborg, in Svezia, fino al 18 aprile 2010? L’opera in questione è un busto alto cinque metri e mezzo e largo otto, denominato Silvio, che raffigura Berlusconi nelle sembianze di una divinità, un Buddha pensante dallo sguardo accigliato e terribile. Fatto interamente di sabbia, la statua rimanda un’immagine alquanto inquietante del nostro Premier.

L’artista, ora residente a New York ha soggiornato nel nostro Paese rimanendo colpito dalla xenofobia crescente e dalle difficoltà affrontante quotidianamente dagli immigrati. E questo ha generato la sua impressione sulla situazione politica e sociale dell’Italia, trasposta poi in questa opera imponente e sinistra.Berlusconi by Sislej Xhafa1

Sislej Xhafa è conosciuto per le sue creazioni sempre provocatorie e sovversive che indagano la complessità della società moderna nell’ambito sociale, economico e politico. Con la mostra personale ‘2705 baci’ (“Ogni bacio corrisponde ad un giorno di governo Berlusconi” ha dichiarato) Xhafa vuole trasmettere il suo pensiero su quella che è ormai la situazione italiana, un paese soggiogato dal proprio Presidente del Consiglio.

Nel concepire una figura monumentale di Silvio Berlusconi – ha spiegato Sislej Xhafa – la mia immaginazione è stata sequestrata dalla potenza del deserto e dalla bellezza della sabbia. Vi presento quindi un “Silvio” gigante, con un senso del sublime, di fantasia e poesia, rinforzando la dimensione dello spettatore e dell’artista nei confronti del potere politico.” Il visitatore si trova così, piccolo ed indifeso, al cospetto di un potere politico assoggettante ed imperioso che ha, suo malgrado, alimentato e fatto crescere.

2705 baci… include anche le opere Again and Again (2000), Beh-rang (2004), Future of Old (2001), Silvio (2010), Skinheads Swimming (2002) e Volare (1999).

gen 09 16

Cent'anni di Corriere dei Piccoli. Auguri, fumetti!

di Valentina

La Stefi di Grazia Nidasio

Chi ha più di vent’anni ricorderà forse, come la sottoscritta, un formidabile compagno di svago della propria infanzia: il “Corriere dei Piccoli”, pubblicato fino al 1995. Con lui ho scoperto il fumetto e non l’ho più abbandonato: Cocco Bill di Jacovitti, la Stefi di Grazia Nidasio, la Pimpa di Altan e tanti, tanti altri. Pagine lette e rilette, numeri conservati e storie imparate a memoria. Fumetti intelligenti, educativi, divertenti. Non so se oggi vi sia in giro qualcosa di simile, ma ne dubito. E non lo dico perché faccio parte della schiera di quelli che “una volta era tutto meglio”, ma perché il Corriere dei Piccoli è inimitabile e, soprattutto, inarrivabile. Lo dico senza timore di smentite, e chi vuole provarci si faccia sotto.
Dal 22 gennaio alla Rotonda di via Besana a Milano la mostra “Corriere dei Piccoli: storie, fumetto e illustrazione per ragazzi” celebrerà il centenario della nascita del settimanale. L’esposizione ci accompagna in una passeggiata tra i personaggi che hanno fatto la storia del Corriere dei Piccoli, da Bilbolbul al Signor Bonaventura al grande Corto Maltese.
La mostra, curata da Giovanna Ginex, ha anche un catalogo edito da Skirà.

nov 08 08

Gnam. Il visitatore è servito

di Valentina

Il 4 novembre scorso alla Gnam (Galleria nazionale d’arte moderna) di Roma è stato presentato il libro Esperienza e conoscenza del museo: indagine sui visitatori della galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, a cura di Maria Mercede Ligozzi e Stefano Mastandrea, edito da Electa. Il volume presenta i risultati di una ricerca svolta dalla Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea da agosto 2006 a settembre 2007 (in collaborazione con la cattedra di Psicologia generale presso la facoltà di scienze della formazione di Roma Tre e l’ufficio di statistica del ministero dei beni e delle attività culturali) sui visitatori del museo e sugli spettatori della mostra “Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt. L’indagine mirava non solo a conoscere il profilo socio-demografico dei visitatori, ma anche a misurarne l’indice di gradimento in relazione alle varie esposizioni.

2603 i questionari sottoposti a visitatori italiani e stranieri. Un profilo del pubblico è stato tracciato anche attraverso osservazione e interviste: oltre che sui dati socio-demografici, le domande vertevano anche sulla qualità dell’esperienza museale (gradimento degli allestimenti, frequenza delle visite alla Galleria, motivo delle visite, percezione del bello). In una delle interviste un visitatore afferma: “Il museo è un’isola dove ci si ritrova, dove si riflette sul passato e si immagina il futuro, ma è anche un’isola dove ci si perde…”. Come scrivono gli autori Ligozzi e Mastandrea, due sono gli orientamenti del pubblico: per alcuni il museo è puramente “luogo di conservazione ed esposizione”, per altri è “centro vitale di confronti e di scambi sociali intensi”.

Ma, tirando le somme, chi sono i frequentatori della Galleria nazionale? Si tratta di un pubblico soprattutto giovane e femminile, laureato e abituato a frequentare musei. Alta la percentuale di stranieri (40%) rispetto agli italiani (60%). Il pubblico è habitué dei musei (più di dieci visite l’anno), preferisce l’arte figurativa e la spinta che lo guida è la voglia di imparare.

Molte sarebbero ancora le considerazioni da fare. Io non posso dilungarmi, anche se vorrei raccontarvi l’approccio dei visitatori alla collezione permanente della Galleria e alla mostra sul Simbolismo, il tempo trascorso davanti a ogni singola opera e quello passato nelle varie sezioni, il rapporto tra giovani e museo. Scrive Stefano Mastandrea che al visitatore della Galleria nazionale d’arte moderna piace imparare ammirando. Suona benissimo. E siccome di imparare (e anche di ammirare), per fortuna, non si finisce mai, vi consiglio di approfondire l’argomento. Il libro Esperienza e conoscenza del museo: indagine sui visitatori della galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea è consultabile presso la biblioteca della Galleria.

(Ringrazio per il materiale la dott.ssa Carla Michelli dell’ufficio stampa della Gnam).

feb 08 19

La Biroart di Juan Francisco Casas

di mariagiovanna

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Juan Francisco Casas ha dimostrato che è possibile creare incredibili opere d’arte anche con una comune penna biro. Le opere di questo 31enne andaluso, trasferitosi a Roma grazie ad una borsa di studio dell’Accademia Reale Spagnola, non sono semplici foglietti su cui ha scarabocchiato qualche figura, belli ma di facile composizione, ma grandiosi disegni di dimensioni ragguardevoli. I pannelli di Juan Francisco Casas arrivano anche a misurare due metri per due (in lavorazione ne ha uno di tre metri per tre) e consentono di apprezzare in todo il suo straordinario talento, sicuramente fuori dal comune.
La precisione con cui compone le sue opere le fanno rassomigliare più a fotografie che a disegni, solo con toni di blu invece che di nero, in pieno stile iperealistico, da lasciare sbalorditi.

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Una mostra a Madrid, alla galleria Fernando Pradilla, intitolata ‘Bare(ly)there’, ha fatto conoscere ulteriormente l’opera di questo giovane artista che ha già conquistato la critica nazionale. Casas utilizza questa particolare tecnica con la biro già da tre anni ma il successo è arrivato in seguito a questa esposizione.

Per ogni quadro, impiega circa due settimane e almeno 3 o 4 penne a sfera. I suoi soggetti preferiti sono i giovani, ragazzi e ragazze, alle prese con la vita quotidiana, ritratti spesso in situazioni che, con l’avvento della macchina digitale, comparirebbero sui pc o sulle stampe di molti di loro. Attimi di vita vissuta, di scherzi, di risa e di voglia di stare insieme. A volte i suoi soggetti si fanno audaci, provocanti e sono pronti a stupire chi li osserva. Solo avvicinandosi alla grande tela e scorgendo il tratto della penna che si fa lieve, in concomitanza di ombre e riflessi, si torna alla realtà e si realizza che è solo un quadro, opera di un talentuoso artista, e non il frutto tecnologico di un qualche aggeggio digitale.