nov 09 16

Terry Rodgers: l'upper class tra sesso ed indifferenza

di mariagiovanna

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Conturbanti e carichi di pulsione erotica, i grandi quadri del pittore americano Terry Rodgers ritraggono in modo disincantato l’Upper Class newyorkese colta in momenti privati, come attraverso lo sguardo dell’incauto che osserva dal buco della serratura qualcosa di cui non sarebbe autorizzato ad avere visione o conoscenza. I soggetti sono sempre giovani belli, ricchi e famosi (e molto spesso riconoscibili) ritratti con minuzia di particolari durante parties in suntuose ville o al bordo di lussuose piscine.

(continua…)

mar 08 18

Le grandi sculture iperrealiste di Ron Mueck

di mariagiovanna

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Ron Mueck è uno dei più importanti artisti iperrealisti viventi. Nato in Australia nel 1958 da genitori tedeschi vive ormai da un decennio a Londra. La sua storia artistica prende il via molto tardi, dopo che Mueck ha condotto programmi per l’infanzia, si è occupato di effetti speciali per il cinema e ha lavorato per la pubblicità. Il suo primo approccio con il mondo dell’arte risale al 1997 con l’esposizione alla mostra “Sensations”: Works of art from the Saatchi Collection” alla Royal Accademy di Londra della sua impressionante scultura ‘Dead Dad’, che riproduce veramente il padre, poi riproposta alla Hamburger Bahnhof a Berlino. Le sue sculture rappresentano sempre esseri umani indifesi, spesso completamente nudi, impauriti, colti in momenti intimi, e per questo assorti, tristi, disarmati. L’utilizzo del silicone e di materiali acrilici per creare queste opere nasce dalla sua esperienze nel mondo cinematografico, ed è un’abilità che ha sempre padroneggiato con destrezza, dandone prova nei film come “The Storyteller” e “Labyrinth” di Jim Henson. Questi materiali, insieme ad un talento innato e maturato negli anni, conferiscono un senso di realtà e tangibilità alle sue sculture da lasciare spesso i visitatori delle sue esposizioni senza fiato. Braccia pelose, rughe, unghie tagliate male, macchie sulla pelle, vene campeggiano su queste enormi o minuscole sculture e contribuiscono a ricreare fedelmente l’effetto di vero.

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Ogni singolo pelo e capello, infatti, è visibile, ogni piccola imperfezione viene regalata all’occhio attento del visitatore. A volte, osservandole, viene da pensare che manca loro solo l’alito della vita e nient’altro. Spesso però il sentimento che sorge spontaneo, oltre al senso di meraviglia e stupore, è un misto di tristezza, imbarazzo e vergogna, come se si stesse spiando dei momenti privati a cui normalmente non si sarebbe autorizzati ad accedere. L’iperrealismo è anche questo, una visione che va al di là della realtà, che in un certo qual modo la stravolge, che riesce ad insinuare nel nostro essere delle sensazioni che normalmente non si proverebbero davanti ad immagini della normale quotidianità di ognuno di noi. In dieci anni di produzione artistica Ron Mueck ha creato ‘solo’ 35 sculture tra le quali voglio ricordare il gigantesco ‘Wild man’ alto ben 3,80 metri e presentato alla Biennale di Venezia, ‘Seated Woman’ del 1996, ‘Pregnant Woman’ 1997, una donna in evidente stato di gravidanza, completamente nuda, alta 2,52 metri, ‘Big man’ (1998) dai critici indicato come un perfetto esempio di solitudine, ‘Boy’ del 1999 che raffigura un bambino inginocchiato (4,90 m x 4,90 m x 2,50 m), ‘In Bed’ del 2000, lo stupefacente ‘Mother and Child’ (2001) che riproduce una donna che ha appena partorito con in grembo il proprio piccolo.

feb 08 19

La Biroart di Juan Francisco Casas

di mariagiovanna

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Juan Francisco Casas ha dimostrato che è possibile creare incredibili opere d’arte anche con una comune penna biro. Le opere di questo 31enne andaluso, trasferitosi a Roma grazie ad una borsa di studio dell’Accademia Reale Spagnola, non sono semplici foglietti su cui ha scarabocchiato qualche figura, belli ma di facile composizione, ma grandiosi disegni di dimensioni ragguardevoli. I pannelli di Juan Francisco Casas arrivano anche a misurare due metri per due (in lavorazione ne ha uno di tre metri per tre) e consentono di apprezzare in todo il suo straordinario talento, sicuramente fuori dal comune.
La precisione con cui compone le sue opere le fanno rassomigliare più a fotografie che a disegni, solo con toni di blu invece che di nero, in pieno stile iperealistico, da lasciare sbalorditi.

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Una mostra a Madrid, alla galleria Fernando Pradilla, intitolata ‘Bare(ly)there’, ha fatto conoscere ulteriormente l’opera di questo giovane artista che ha già conquistato la critica nazionale. Casas utilizza questa particolare tecnica con la biro già da tre anni ma il successo è arrivato in seguito a questa esposizione.

Per ogni quadro, impiega circa due settimane e almeno 3 o 4 penne a sfera. I suoi soggetti preferiti sono i giovani, ragazzi e ragazze, alle prese con la vita quotidiana, ritratti spesso in situazioni che, con l’avvento della macchina digitale, comparirebbero sui pc o sulle stampe di molti di loro. Attimi di vita vissuta, di scherzi, di risa e di voglia di stare insieme. A volte i suoi soggetti si fanno audaci, provocanti e sono pronti a stupire chi li osserva. Solo avvicinandosi alla grande tela e scorgendo il tratto della penna che si fa lieve, in concomitanza di ombre e riflessi, si torna alla realtà e si realizza che è solo un quadro, opera di un talentuoso artista, e non il frutto tecnologico di un qualche aggeggio digitale.