ott 08 15

I Casalesi: “Saviano deve morire entro Natale”

di Valentina

Roberto Saviano è mio coetaneo, ha ventinove anni. Collabora con l’Espresso e la Repubblica ed è famoso per aver fatto una cosa che molti ragazzi sognano, pubblicare un libro. Ma non un libro così così: un romanzo di successo. E non un libro qualsiasi: Gomorra, un best seller che è una spina nel fianco della camorra. E’ stato pubblicato in più di 30 paesi e in Italia e nel mondo ha venduto milioni di copie. Su Gomorra premi letterari a pioggia e uno spettacolo teatrale (al quale Saviano non ha potuto assistere perché minacciato) che riempie le platee dello Stivale.

Gomorra è anche diventato un film con la regia di Matteo Garrone, e la pellicola è stata scelta per rappresentare l’Italia agli Oscar nella categoria per il miglior film straniero. Gomorra è una cronaca dall’inferno, dalla Casal di Principe governata dal sistema. E’ un atto di accusa contro la camorra, osservata da dentro e da fuori da un napoletano che ne fa un’analisi lucida e dettagliatissima. E’ un viaggio dentro ‘o sistema che, in simbiosi con il territorio, lo condiziona, lo divora e lo digerisce, cresce e si espande, contagiando l’Italia tutta (anche quella che crede o fa finta di essere sana) e uscendo dai confini nazionali.E’ una denuncia che ha fatto talmente tanto rumore che, dal 13 ottobre 2006, Roberto Saviano vive sotto scorta. Saviano è stato minacciato dai boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti del clan dei Casalesi.

Ma non è tutto. Secondo la soffiata del superpentito cugino dell’omonimo capoclan, Carmine Schiavone, i Casalesi avrebbero messo a punto un piano per eliminare Saviano e la sua scorta entro Natale. L’indiscrezione è considerata attendibile. Sembra plausibile che, stanchi del clamore sollevato da Gomorra, i boss abbiano deciso di farla finita.

Penso all’amarezza con cui Saviano ha raccontato a la Repubblica la sua vita (?) blindata, lacerato negli affetti, spostato in continuazione da un’abitazione all’altra, forse anche pentito di aver fatto quel che ha fatto. Saviano dice: “Non posso che resistere, resistere, resistere“.

E penso al quadro di Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri. La camorra siamo anche noi, i mostri siamo anche noi. Non riesco a immaginare quale sia lo stato d’animo di Roberto Saviano quando si sveglia la mattina. Ma so che non dovrebbe essere Saviano quello che scappa e che tutti, nel nostro piccolo, dovremmo fare qualcosa per lui (e di conseguenza per noi). Non aggiungo altro e vi propongo questo filmato.

mag 08 26

A Cannes premiati Gomorra e Il divo

di mariagiovanna

Gomorra di Matteo Garrone ha vinto il Grand Prix al 61esimo Festival di Cannes e Il divo di Paolo Sorrentino il premio della giuria, oltre a quello per i valori tecnici. I due film italiani, che molto hanno fatto discutere in patria per i temi affrontati, hanno riportato in alto il nostro cinema, come non accadeva dal 1972, quando ad essere premiati, in quell’occasione con la Palma D’Oro, furono Il caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri.

La Palma d’Oro è stata invece assegnata dalla giuria, presieduta dall’attore e regista americano Sean Penn, al film francese “Entre les murs”. Il riconoscimento come miglior regista è andato al turco Ceylan ed a Benicio del Toro, protagonista del film “Che” di Steven Soderbergh, quello come miglior protagonista. La brasiliana Sandra Corveloni ha vinto premio come miglior attrice per la sua interpretazione in “Linha de passe” di Walter Salles.

I miei colleghi della giuria mi prendono in giro – ha commentato un divertito e ferissimo Sergio Castelletto, uno dei giurati al Festival del cinema – ma io insisto che in fondo al cinema italiano abbiamo dato tre premi. Fin dall’inizio li ho sentiti come due film gemelli, tanto diversi quanto complementari, due bambini cresciuti nello stesso ventre. Perchè hanno in comune un grande tema, ovvero cosa si nasconde dietro la faccia urbana, civile, occidentale, di una democrazia. È facile parlare di una dittatura, di un Paese in via di sviluppo; ma altra cosa è affrontare il volto controverso di una realtà europea in cui la verità supera perfino ciò che si racconta. Questo hanno fatto, con i loro film, con stili diversi, Garrone e Sorrentino, sicchè il terzo premio di cui parlo va alla cinematografia italiana di oggi nel suo insieme. La stessa che un anno fa era data qui sulla Croisette come agonizzante, se non già morta, perchè non avevamo un film in concorso. Adesso a chi mi parla di crisi, per punizione lo mando in Costa azzurra!”.

Nessun premio invece per uno dei favoriti della vigilia, Toni Servillo, interprete sua di Gomorra che del Divo. L’attore si è detto felice ugualmente per la vittoria dei due film e ad dichiarato di “Mi considero il portafortuna di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone”. Ha inoltre sottolineato il valore incredibile di queste due pellicole che con un linguaggio moderno sono tornati a far parlare il nostro cinema di realtà.