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	<title>Fanzin-Arte &#187; Cannes</title>
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		<title>A Cannes premiati Gomorra e Il divo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 08:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagiovanna</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fanzinarte.com/files/2008/05/sorrentino-e-garrone.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><img class="alignnone size-medium wp-image-73" title="sorrentino-e-garrone" src="http://www.fanzinarte.com/files/2008/05/sorrentino-e-garrone.jpg" alt="" width="230" height="280" /></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Gomorra</strong> di <em>Matteo Garrone</em> ha vinto il Grand Prix al 61esimo Festival di Cannes e <strong>Il divo </strong>di <em>Paolo Sorrentino</em> il premio della giuria, oltre a quello per i valori tecnici. I due film italiani, che molto hanno fatto discutere in patria per i temi affrontati, hanno riportato in alto il nostro cinema, come non accadeva dal 1972, quando ad essere premiati, in quell’occasione con la   Palma D’Oro, furono I<strong>l caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri</strong>.</p>
<p class="MsoNormal">La Palma d’Oro è stata invece assegnata dalla giuria, presieduta dall’attore e regista americano Sean Penn, al film francese <strong>“Entre les murs”</strong>. Il riconoscimento come miglior regista è andato al turco Ceylan ed a Benicio del Toro, protagonista del film “Che” di Steven Soderbergh, quello come miglior protagonista. La brasiliana Sandra Corveloni ha vinto premio come miglior attrice per la sua interpretazione in “Linha de passe” di Walter Salles.</p>
<p class="MsoNormal">“<em>I miei colleghi della giuria mi prendono in giro</em> – ha commentato un divertito e ferissimo Sergio Castelletto, uno dei giurati al Festival del cinema &#8211; <em>ma io insisto che in fondo al cinema italiano abbiamo dato tre premi. Fin dall&#8217;inizio li ho sentiti come due film gemelli, tanto diversi quanto complementari, due bambini cresciuti nello stesso ventre. Perchè hanno in comune un grande tema, ovvero cosa si nasconde dietro la faccia urbana, civile, occidentale, di una democrazia. È facile parlare di una dittatura, di un Paese in via di sviluppo; ma altra cosa è affrontare il volto controverso di una realtà europea in cui la verità supera perfino ciò che si racconta. Questo hanno fatto, con i loro film, con stili diversi, Garrone e Sorrentino, sicchè il terzo premio di cui parlo va alla cinematografia italiana di oggi nel suo insieme. La stessa che un anno fa era data qui sulla Croisette come agonizzante, se non già morta, perchè non avevamo un film in concorso. Adesso a chi mi parla di crisi, per punizione lo mando in Costa azzurra!</em>”.</p>
<p class="MsoNormal">Nessun premio invece per uno dei favoriti della vigilia, <strong>Toni Servillo,</strong> interprete sua di Gomorra che del Divo. L’attore si è detto felice ugualmente per la vittoria dei due film e ad dichiarato di “<em>Mi considero il portafortuna di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone</em>”. Ha inoltre sottolineato il valore incredibile di queste due pellicole che con un linguaggio moderno sono tornati a far parlare il nostro cinema di realtà.</p>
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		<title>Standing ovation a Cannes per Mio fratello è figlio unico</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 09:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagiovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’ovazione ha suggellato la proiezione del film Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti di scena nella sezione “Un certain regard” al Festival di Cannes. La platea ha omaggiato con una standing ovation e quasi dieci minuti di applausi ininterrotti la pellicola del regista italiano. “Sono veramente molto soddisfatto e anche molto emozionato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Un’ovazione ha suggellato la proiezione del film <a href="http://dl1.games.vip.ukl.yahoo.com/download/it/warner_mfu/index.html"><em>Mio fratello è figlio</em> <em>unico</em> </a>di Daniele Lucchetti di scena nella sezione “Un certain regard” al Festival di Cannes. La platea <a href="http://farm1.static.flickr.com/200/509117736_9be55043d4_m.jpg"><img src="http://farm1.static.flickr.com/200/509117736_9be55043d4_m.jpg" style="margin: 0px 10px 10px 0px;float: left;width: 165px" border="0" height="124" /></a>ha omaggiato con una standing ovation e quasi dieci minuti di applausi ininterrotti la pellicola del regista italiano. “Sono veramente molto soddisfatto e anche molto emozionato per questo risultato – ha commentato <strong><span style="color: #009900">Luchetti</span></strong>, all’uscita dal Palazzo del Cinema &#8211; devo dire che il film ha avuto forse un&#8217;accoglienza perfino più calorosa che in Italia. E i dubbi che questa storia, così italiana sull&#8217;epoca della nascita degli anni di piombo, non venisse capita sono stati fugati”. Il film è tratto dal libro di Antonio Pennacchi, <em><a href="http://www.centolibri.it/search/scheda.jsp?isbn=978880448822&amp;ed=AM&amp;sito=AM">Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi</a></em>, e racconta <a href="http://bp1.blogger.com/_LNgUR56H8ws/RlK_wAYFM4I/AAAAAAAAAAs/WIitOl7rljw/s1600-h/fasciocomunista.jpg"><img src="http://bp1.blogger.com/_LNgUR56H8ws/RlK_wAYFM4I/AAAAAAAAAAs/WIitOl7rljw/s200/fasciocomunista.jpg" style="margin: 0px 0px 10px 10px;float: right" border="0" height="175" width="115" /></a>la storia di due giovani fratelli – interpretati nella versione cinematografica da <strong><span style="color: #009900"><a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=9227">Elio Germano</a> e <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=57165">Riccardo Scamarcio</a></span></strong><a href="http://riccardoscamarcio.net/"> </a>– di famiglia operaia, nella Latina <a href="http://farm1.static.flickr.com/52/140526858_08b029330e_m.jpg"></a>degli anni ’60. Il più piccolo, Accio appunto, è un giovane missino uscito dal seminario dopo aver perso la vocazione. Con l’avvicinarsi del ’68 viene espulso dal partito per aver manifestato contro la guerra del Vietnam ed è allora che si sposta verso l’estrema sinistra. Il fratello, bello e sciupafemmine, invece, resta fermo all’ideologia rossa fino all’estrema conseguenza di abbracciare la lotta armata, che lo porterà ad un triste epilogo. Un finale mesto in una commedia popolare dai toni dolceamari che ha saputo conquistare la platea del Festival. Tutti in piedi e tantissimi applausi scroscianti alla fine del film per salutare Luchetti, Germano e Scamarcio presenti in sala. Ora rimane solo da augurarsi che la giuria tenga conto di questo plebiscito popolare e consenta alla pellicola di bissare la vittoria ottenuta qualche anno fa da <em>La meglio gioventù</em> di Marco Tullio Giordana.</p>
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