dic 08 05

Karina Cascella e la Talpa imbranata

di Valentina

La Talpa, il reality show di Italia Uno, è tra i programmi che non ho mai guardato. Ma non per snobismo: mi è sempre parso di una insulsaggine bestiale. Forse ci sono altri disinteressati come me, e forse è per questo che gli autori hanno tentato di stimolare l’interesse anche dei “resistenti” ficcando nella trasmissione ogni tipo di partecipante: la sgallettata (più d’una), il pornodivo, l’aspirante picchiatrice, il tronista (più d’uno), quella che ogni anno fa un calendario desnuda, il palestrato, la cantante e chi più ne ha più ne metta.
Ma niente, io Italia Uno ho continuato a saltarla a pié pari. Nel frattempo La Talpa ha avuto uno svolgimento, a quanto pare condito da numerosi colpi di scena, risse, relazioni sessuali, prove, missioni e capanne zulu, e una fine.

Sempre a quanto pare, il pornodivo Franco Trentalance (è un nome d’arte?) era la Talpa ma si è fatto beccare (ah, questi attori hard non sanno proprio fingere!) e una tale Karina Cascella ha vinto l’edizione 2008. La rete pullula di sue foto tra fiumi di lacrime e un sorriso beato-sofferente, che sembra dire “Uh, quante ne ho passate! Però sono ‘la meglio’e ho vinto io, me lo meritavo, la vita è bella e non vedo l’ora di riabbracciare i miei cari”. Come cantava Daniele Silvestri, alla fine resta la “banalità, ba-na-li-tà”.

Karina Cascella. Uhm. La faccia non mi è nuova… dove l’avrò vista? Al supermercato? Lo escluderei. Dal dentista? Idem. A “Uomini e donne“? Massì! A dispetto del nome, raramente mi è sembrata una ragazza carina. Spesso ho temuto che le scoppiassero le vene del collo per quanto si gonfiavano quando urlava. E’ lei la terribile biondina che, seduta con le gambe non accavallate, ma attorcigliate su una sedia pacchiana, sbraita isterica come un chihuahua contro altre bellone che cercano l’ammmòre in tv. Non ho ancora capito se ci è o ci fa. Se è davvero così straordinariamente simpatica o fa finta (molto bene).

Però il fine giustifica i mezzi, e allora la sua cattiveria è stata un ottimo viatico per la vittoria. Certo, ha vinto un reality, mica un Nobel. Ma i concorrenti de La Talpa puntano in alto, cosa credete? Franco Trentalance dichiara di voler diventare scrittore. Karina che farà? Lo scopriremo solo facendo zapping.

nov 08 18

Vauro e il 2009 di Emergency

di Valentina

Anche se (deo gratias!) il bombardamento mediatico pre-natalizio non è ancora iniziato, vi informo che l’anno nuovo è alle porte. Se non vi siete ancora procurati un calendario per il 2009, vi consiglio quello di Emergency, con le vignette dal bravissimo Vauro.

Vauro Senesi, giornalista e disegnatore, è tra i fondatori de “Il Male”, una delle più importanti rivista satiriche italiane. Per vent’anni, fino al 2006, è stato vignettista de Il manifesto, e i suoi graffianti disegni sono stati pubblicati da testate di tutto il mondo, da Linus a Cuore, da El Jueves a Il diavolo. Vauro è ospite fisso della trasmissione televisiva Annozero, è vignettista e inviato di Peacereporter.net. e lavora per Emergency, organizzazione non governativa fondata da Gino Strada.

“Un calendario di vignette. Qualche tratto e qualche parola. Tutto lì. Ma lì, a volte, c’è tutto davvero”. Così si apre il calendario 2009 di Emergency. “Il sorriso è su noi stessi e ci impedisce di archiviare ricordi, paure, bisogni e speranze. Ci fa presenti al nostro tempo, al mondo”. Mese dopo mese, le vignette di Vauro ci raccontano dell’Iraq, delle mine antiuomo, della Cambogia, di tutte le situazioni in cui Emergency è impegnata.

Io lo compro. I sorrisi che mi strappano Vauro ed Emergency sono amarissimi ma fanno tanto, tanto bene. A me e alle popolazioni che subiscono la guerra.

ott 08 14

Gli Dei dello stadio vestono Warhol. E vincono

di mariagiovanna

Signore e signori (ma soprattutto signore), è uscito il 25 settembre scorso Dieux du stade (Dei dello stadio), il calendario dei rugbysti francesi giunto alla nona edizione. Il grande fotografo di moda Peter Lindberg firma trentanove scatti in bianco e nero in cui i giocatori d’Oltralpe appaiono come mamma li ha fatti.

Quest’anno a conquistare la copertina è stato Sergio Parisse, scultoreo italo-argentino di 25 anni, terza linea e capitano della Nazionale Italiana Rugby nell’Rbs 6 Nazioni 2008. Con addosso solo la palla ovale, i rugbysti stanno benissimo. Un concentrato di muscoli e potenza che farà lustrare gli occhi al pubblico femminile e provare una fitta di invidia ai maschietti. Ma anche in tenuta sportiva gli dei dello stadio fanno la loro figura. Soprattutto se la divisa è firmata da Andy Warhol, geniale re della pop art. L’idea delle maglie artistiche è di Max Guazzini, il patron dello Stade Français, squadra di rubgy parigina al vertice del top 14 francese.

Coloratissime, le maglie raffigurano Bianca di Castiglia, regina di Francia bella e saggia celebrata come santa il 2 dicembre pur senza mai essere stata beatificata. Lo Stade Français, capitanato da Parisse, ha esibito la nuova mise sabato 11 ottobre (primo turno di Heineken Cup) contro l’Ulster. Belli sì, firmati anche, ma soprattutto bravi: il match si è concluso 26 a 10 per i parigini, che mai prima d’ora avevano potuto festeggiare una vittoria sul campo irlandese di Ravenhill. Piccola nota scaramantica: che il connubio della palla ovale con l’arte di Warhol abbia portato bene allo Stade Français?

Nel dubbio, proporrei alle squadre italiane di adeguarsi. Per esempio, sfoggiando una divisa con giudizio universale di Michelangelo (anche lì c’è gente senza veli). O una bella maglia con taglio alla Fontana (con intrigante vedo-non vedo sui muscoli addominali). O ancora un De Chirico, per far precipitare gli avversari in un micidiale trip metafisico…

Piccola nota semiseria: bellissima l’idea delle divise pop. E se servono a diffondere cultura e sportività, ben vengano iniziative di questo tipo. Purché i calendari e il marketing, anche in tempo di crisi, non confondano le idee su cosa è lo sport e su cosa è l’arte. Che l’arte potesse essere consumata come un qualsiasi prodotto commerciale era solo una provocazione di Warhol. E i giocatori, prima che bellocci da calendario, sono rugbysti, che vuol dire rappresentanti di un nobile sport. A ciascuno il suo!