ott 08 25

Te lo disegno io il protocollo di Kyoto

di Valentina

L’Italia sembra avviarsi (manifestanti, fatevi valere!) verso un tipo di scuola-contenitore che “produce” nuove generazioni ignoranti e inconsapevoli di quel che accade nel mondo. E avere un popolo di sudditi burattini, disarmati perché privi di conoscenza, farebbe senz’altro comodo a molti governanti. Forse però a qualcuno dispiacerà sapere che i bambini, il mondo, lo osservano eccome. Lo osservano attentamente, con acuta purezza, e traggono le loro conclusioni. Che spesso sono uno schiaffo in faccia agli adulti. Per esempio, hanno opinioni tutte loro sui cambiamenti climatici.

L’Onu ha in questi giorni inaugurato una mostra, “Paint for the planet, che raccoglie i disegni di bambini di tutto il mondo a proposito degli stravolgimenti che il nostro scellerato modo di gestire le risorse sta producendo sul Pianeta. Ecco allora orsi polari che si mettono in bikini perché hanno caldo, pinguini che cercano un po’ di fresco nel frigorifero, alluvioni che trascinano nella corrente case e persone. Ma anche messaggi e positivi e soluzini ingegnose: lampadine a basso consumo, energia eolica, auto a energia solare, mondi coloratissimi in cui la natura è rigogliosa ed esseri umani e mondo animale vivono in armonia. La mostra si propone come un “buon esempio” per sollecitare chi di dovere a trovare, il prima possibile, un accordo globale sul clima.

E, mentre Berlusconi snobba il pacchetto clima proposto dalla Ue, i bambini snobbano il protocollo di Kyoto e le polemiche politiche. Devo finir di colorare/ il mondo che vorrei abitare canta la Bandabardò. Speriamo che quei colori non vadano mai perduti.

ott 08 16

Sydney, tra le sculture a cielo aperto

di Valentina

Le spiagge di Sydney ospitano ogni anno un’esposizione di arte contemporanea, Sculpture by the Sea. L’appuntamento per appassionati, intenditori e semplici curiosi è dal 16 ottobre al 2 novembre a Bondi Beach, la più celebre d’Australia, spiaggia di sabbia finissima, meta privilegiata dai surfisti. Non poteva essere altrimenti: il suo nome in lingua aborigena significa “dove il mare si rompe sulle rocce“. Rocce che rendono tranquille le acque della baia e, a un centinaio di metri dalla riva, creano onde perfette per chi vuole cimentarsi con la tavola da surf.

Ogni edizione di Sculpture by the Sea richiama più di 400 mila visitatori, che percorrono i due chilometri della spettacolare costa tra Bondi e Tamarama. Artisti provenienti da tutto il mondo espongono più di cento opere. La spiaggia diventa un museo a cielo aperto, ma manca (evviva!) la soggezione che le location tradizionali spesso incutono negli spettatori. A Bondi Beach non c’è il silenzio reverenziale tipico dei musei. Il pubblico chiacchiera con in sottofondo la musica del mare, i bambini giocano tra le sculture, si passeggia a piedi scalzi con un occhio all’arte e uno alle meraviglie della natura.

Le sculture, a parte qualche eccezione, non mi sembrano né innovative né troppo interessanti. E’ il luogo dell’esposizione che le rende uniche e le riempie di significato. E le persone sono libere di girarci attorno, commentarle ad alta voce. A me sembra un ottimo modo per fare amicizia con l’Arte, che troppo spesso è vista come qualcosa di élitario, incomprensibile e distante. Invece eccola qui, baganata dal mare e usata come trespolo dagli uccelli. Le sculture si possono anche toccare! Bello, vero, poter dire di essersi divertiti a una mostra d’arte contemporanea? I bambini sembrano non avere dubbi.