ago 09 30

Con Photoshop si fa arte contemporanea

di aldo.vincent

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Una noterella di fine agosto per rispondere a coloro che nutrono fieri dubbi su Photoshop che io ho inserito tra le forme d’Arte contemporanea. Certo è un mezzo popolare come lo sono la vernice od i pennelli con cui io posso ritingermi le pareti di casa e Diego Rivera (il marito di Frida Kahlo) un’opera d’arte al Rockefeller Center che fece tremare le pareti dell’Arte contemporanea.

(continua…)

ago 09 25

E' on line Persepolis 2.0, il fumetto anti-Ahmadinejad

di Valentina

 

Persepolis 2.0

Due dissidenti iraniani in esilio firmano con lo pseudonimo Payman&Sina Persepolis 2.0, un fumetto web che in poche settimane è stato visto da più di centomila persone. Rielaborando le strisce di Persepolis, graphic novel di Marjane Satrapi da cui nel 2007 è stato tratto anche un film, i due oppositori (che vivono a Shangai) raccontano le elezioni del 12 giugno 2009, della vittoria di Ahmadinejad, delle contestazioni al presidente iraniano e della repressione dell’opposizione con gli stessi schizzi in bianco e nero della Satrapi ma dialoghi completamente diversi rispetto all’originale.
In Persepolis, la Satrapi racconta la sua infanzia in Iran e la rivoluzione del 1979, mentre in Persepolis 2.0 Payman&Sina, pubblicitari, affrontano il tema delle recenti elezioni fino alla morte di Neda, la ragazza di 26 anni uccisa durante gli scontri del 21 giugno.
Le dieci pagine del fumetto anti-Ahmadinejad sono scaricabili in pdf e, nonostante la censura, sono state viste anche da numerosi iraniani.

ago 09 21

Dalle bande del Bronxs ai graffitari della Fondazione Cartier

di aldo.vincent

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Approfitto di una segnalazione sulla pagina culturale de La Stampa che segnala la mostra di Street Art a Parigi

www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/arte

Per completare il discorso che facemmo a proposito di Banksy e che ha preso una piega interessante sul Forum di Marco Travaglio grazie anche all’apporto di un amico che non conosco dal nickname cianu ed i suoi contributi per illustrare Mueller e Beever (che io però collocherei nel filone dei madonnari)…

http://marcotravaglio.mastertopforum.net

Ma cominciamo dall’inizio: ci sono grandi murales in Brasile ed in Mexico, ma ciò che ha iniziato per così dire il graffito occidentale è stata una guerra tra bande del Bronxs dove giovani aggressivi lasciarono stare pistole e coltelli e invasero gli spazi delle bande rivali con i loro nick, le scritte tondeggianti dei fumetti, e qualche figura. I treni della metropolitana che partivano da lì tutti impiastricciati, facevano il giro della città portando scandalo. In Italia c’era la contestazione e qualche scritta di protesta cominciò a prendere forma di graffito americano. La Biennale di Venezia diede ad una sezione culturale del Partito Comunista un padiglione dove vennero proiettate diapositive con le scritte apparse sui muri di tutta la nazione.

Fu lì che ci accorgemmo di Banksy, il quale non partecipò alla Biennale ma invase le calli di Venezia con ombre di gente che orinava negli angoli, coppie che facevano l’amore nei sottoporteghi, ombre di gattini sperduti in ogni parte.

Oggi tre mostre internazionali (non dimentichiamo quella della fondazione Prada) ci dicono che il fenomeno è maturo per essere considerato espressione artistica. Perché come la Filosofia, l’Arte ha il dovere da una parte, di esplorare nuove frontiere, dall’altra di seguire pedissequamente la tradizione e questa Arte contemporanea che si barcamena tra gli obsoleti Warhol e Pollock, trova nuove strade nella Videoart, nel Photoshop e in questa scandalosa manifestazione del pensiero pop.

Con buona pace di Achille Bonito Oliva.

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Julian Beever Chalk Artist

ago 09 18

Addio a Fernanda Pivano. Portò in Italia gli scrittori americani

di Valentina

Fernanda Pivano con l'amico fabrizio De Andrè

Fernanda Pivano è morta in una clinica di Milano a 92 anni. Degli scrittori americani diceva che l’avevano aiutata a superare la paura durante la guerra e, non a caso, fu la prima a pubblicare, nel 1943, la traduzione parziale dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Laureatasi in Lettere con una tesi su Moby Dick di Melville, la Pivano era scrittrice, giornalista, critica e traduttrice appassionata degli scrittori americani (fu la principale curatrice delle opere di Ernest Hemingway, col quale aveva un sodalizio artistico e di amicizia, e ne scrisse la biografia).

Fin dal suo primo viaggio negli Stati Uniti, nel 1956, Fernanda Pivano ebbe il grande merito di far conoscere all’Italia le penne di  Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti. Autrice della prefazione a Sulla strada di Jack Kerouac, raccolse i suoi incontri con i grandi scrittori (Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Dorothy Parker, William Faulkner) ne I mostri degli anni Venti, del 1976.  Intervistò Charles Bukowski in Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle e negli ultimi anni promosse con passione i nuovi talenti americani: Chuck Palahniuk, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace.

Nei Diari (1917-1973) editi da Bompiani Fernanda Pivano ha narrato episodi della sua incredibile vita. Innamorata della musica, ha collaborato con Luciano Ligabue e con Morgan.
L’ultimo addio a Fernanda Pivano sarà celebrato a Genova, nello stesso luogo dove si svolsero i funerali dell’amico Fabrizio De Andrè.

ago 09 13

I graffiti di Banksy al Bristol Museum: arte o vandalismo?

di aldo.vincent

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I Graffitari, sono vandali? (io dico di no)

Si può ancora usare l’arte per provocare? Si può fare senza diventare banali (e magari coinvolgendo migliaia di persone)? Si può essere uno dei più celebri e inafferrabili graffitari del mondo e ottenere un museo tutto per sé?

Le risposte sono a Bristol, la britannica «capitale verde», racchiuse nel suo museo cittadino fino al 31 agosto 2009. È qui che, in gran segreto, è stata allestita la prima mostra pubblica (e gratuita) intitolata «Banksy versus Bristol Museum» e dedicata al misterioso artista di strada originario proprio dei sobborghi di Bristol.

Tratto da www.unita.it/news/arte/87278/banksy_larte_a_caccia_di_contraddizioni

Kate Brindley, le direttrice del museo di Bristol, è riuscita a tenere nascosto il progetto di questa esposizione per mesi, poi ha chiuso per manutenzione e finalmente ha riaperto con questa mostra provocatoria. Certo farà discutere e mi dà l’occasione per ritornare sul tema dell’Arte che mi sta a cuore.

Io facevo il fotoreporter e partecipai ad un progetto della Biennale di Venezia che negli anni settanta dedicò un padiglione ai graffiti e ai graffitari. Lo scrivo non certo per accreditare primogeniture italiane al fenomeno ma solo per dire che la discussione viene da lontano e in tempi recenti si è contraddistinta per iniziative contradditorie da parte degli amministratori locali. Chi facendo cancellare i graffiti, chi dedicando muri dove questi artisti improvvisati potessero esprimersi, fino – esperienza personale – ad una

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ONG italiana a Cuba che ruba i soldi dei contribuenti per incoraggiare il graffitismo da quelle parti con risultati mortificanti.

Il succo di tutto questo movimento è che in realtà non sappiamo come collocare questa forma d’espressione, se classificarla come Arte o come vandalismo. Eppure l’Artista ha sempre fatto un discorso di rottura nei confronti dei suoi contemporanei ed il fatto che questa Arte non si collochi nel fiume economico delle gallerie e dei critici d’arte, la rende inqualificabile ma autentica!

Non sappiamo quasi nulla della pittura greca o romana ma furono i decoratori di vasi a diffondere una sorta di Pop Art antesignana, così come sono state le T-Shirts a diffondere un messaggio popolare in questi ultimi decenni.

Banksy è indiscutibilmente un genio, e forse la popolarità cambierà il suo modo di espressione. Comincerà forse a dipingere su supporti vendibili perché deve sopravvivere per poter proseguire con il suo messaggio. Ma gli altri?

Forse la soluzione la dà lo stesso Bansky con la sua donna in burka che frigge con un grembiule occidentale. La soluzione è la cornice.

Il giorno che un movimento intellettuale scenderà in strada e incornicerà sui muri le cose più belle, forse ci strapperà da questo torpore che ci vede seduti ed infelici davanti ad i nostri computer e ci farà alzare gli occhi nuovamente sulle cose, sulle strade, sulla gente.

Sul Mondo reale.

Chissà…

www.giornalismi.info/aldovincent