L’arte di strada non vuol dire imbrattare i muri
di Valentina
Oggi sarà approvato il provvedimento che istituisce ”il reato penale per gli imbrattatori dei muri”. Parole del nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. I graffitari potrebbero beccarsi condanne fino a due anni di carcere, una multa fino a 5mila euro e l’obbligo di ripulire a proprie spese i beni deturpati. La prima obiezione che viene da fare è che non tutti i writers sono vandali e che, oltre agli scarabocchi, esiste anche la street art, che rende le nostre città meno grigie, meno fredde, più belle (o meno brutte) e ha una funzione comunicativa.
Chi pratica la street art lo fa per muovere una critica, per contestare il principio di proprietà privata o semplicemente perché i muri e gli spazi della città offrono alle proprie creazioni l’ineguagliabile opportunità di essere viste da migliaia di persone. In Italia la street art esiste da trent’anni (auguri!) e alzi la mano chi non chi non ha in mente almeno un angolo che è stato abbellito da un murale apparso nottetempo. Io potrei citarne a decine riguardanti la mia città e non solo.
Tristi muri di cemento armato che diventano dipinti, fumetti, graphic novel; parcheggi bui trasformati in gallerie d’arte a cielo aperto; sottopassaggi dalle cui pareti, mentre li percorro, mi fanno compagnia personaggi buffi e inquietanti; murales contro la mafia, pro-ambiente, murales di denuncia sociale. Ho scoperto che esiste anche l’Isa, l’Associazione Italiana Street Art. Vi consiglio di andare a esplorare il sito web, che è pieno zeppo di informazioni e iniziative interessantissime. Riporto dal sito: “Isa, ‘Associazione Italian Street Art’, nasce nel 2007 grazie alla collaborazione di alcune delle più significative realtà associative, artistiche e professionali italiane che applicano le tendenze visive legate ai fenomeni artisticoculturali del graffitismo, del muralismo e della street-art al design urbano, all’arte contemporanea ed ai progetti socio-culturali. Isa è un progetto indipendente, senza scopo di lucro, di aggregazione sociale e politica super-partes, al servizio di artisti e progetti nel pieno rispetto delle culture che li sostengono”. Il presidente onorario dell’associazione è Vittorio Sgarbi, il quale, al di là di qualsiasi giudizio sulla sua persona, di arte ne sa più di Berlusconi e di tutto il suo governo messi insieme. E su questo credo di non poter esser smentita…
Esiste anche l’Associazione Nazionale Antigraffiti, che, cito dal sito: “Cosciente della differenza che intercorre tra ‘graffito-opera d’arte’ e ‘graffito-atto vandalico’ sostiene una politica di preservazione dei beni immobili come ricchezza del patrimonio artistico e culturale italiano”.
L’Associazione Nazionale Antigraffiti calcola che per pulire tutti i danni che gli scarabocchiatori hanno provocato alle nostre città occorrerebbero 750 milioni di euro. Bella cifra, eh? Per non fare di tutta l’erba un fascio occorrerebbero alcuni distinguo tra i maniaci della firma scarabocchiata su monumenti, palazzi storici e spazi che sono bene comune, i quali non devono essere deturpati, e coloro che valorizzano spazi abbandonati e con la loro arte rendono più vivibile e umana la città.
Eccovi una galleria di bella street art.












