mar 08 26

Dal libro di Michela Murgia il nuovo film di Virzì

di mariagiovanna

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Uscirà questo fine settimane nelle sale italiane ‘Tutta la vita davanti’ di Paolo Virzì, tratto dal libro autobiografico ‘Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria’ di Michela Murgia, edito dalla ISBN. Il libro ripropone l’esperienza di lavoro totalmente negativa presso il call center della Kirby, una grande multinazionale americana, descritta dall’autrice nel suo blog (michelamurgia.altervista.org). Il film, con una straordinaria Sabrina Ferilli in versione ‘cattiva’, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Elio Germano, Micaela Ramazzotti ed Isabella Ragonese, posa uno sguardo ironico, leggero ma anche feroce, su un luogo di lavoro, tanto discusso quanto ignorato e raramente raccontato, come quello dei call center. Un luogo in cui le persone vengono licenziate in stile eliminazione del Grande Fratello e le giornate lavorative iniziano con canti e balli. Un mondo all’apparenza allegro, moderno e lucente che nasconde invece disumanità ed orrore. La storia di tanti lavoratori precari costretti ad accettare qualsiasi sopruso perché privi di forza contrattuale, schiavi dei lavori part-time, dei contratti a progetto, di 400 euro al mese di stipendio. “Un inferno di sottoccupazione ancora più beffardo – come spiega lo stesso Virzì – in quanto rivestito di scintillante modernità: telefonini, computer. Ma che riguarda davvero gli ‘ultimi della società”.

La storia di Michela Murgia “è una storia molto semplice – come spiega l’autrice sarda ad Internet Magazine – la stessa di Cenerentola: un lavoro antipatico su cui ci sarebbe stato tanto da piangere quanto da ridere (ma io a piangere non sono brava, mi annoio), la richiesta inattesa di farne un libro senza cambiare una virgola del blog, e il resto è il mio presente attuale: il film di Virzì tratto dal mio libro, uno spettacolo teatrale che andrà in giro da aprile e la mia vita professionale rivoltata come un guanto”. Dal libro, infatti, è stato tratto anche uno spettacolo teatrale Il Mondo deve sapere”, dove Teresa Saponangelo viene diretta da David Emmer, che sarà inserito nella stagione teatrale 2007-2008 del Mercadante di Napoli e dell’Eliseo di Roma.

mar 08 18

Le grandi sculture iperrealiste di Ron Mueck

di mariagiovanna

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Ron Mueck è uno dei più importanti artisti iperrealisti viventi. Nato in Australia nel 1958 da genitori tedeschi vive ormai da un decennio a Londra. La sua storia artistica prende il via molto tardi, dopo che Mueck ha condotto programmi per l’infanzia, si è occupato di effetti speciali per il cinema e ha lavorato per la pubblicità. Il suo primo approccio con il mondo dell’arte risale al 1997 con l’esposizione alla mostra “Sensations”: Works of art from the Saatchi Collection” alla Royal Accademy di Londra della sua impressionante scultura ‘Dead Dad’, che riproduce veramente il padre, poi riproposta alla Hamburger Bahnhof a Berlino. Le sue sculture rappresentano sempre esseri umani indifesi, spesso completamente nudi, impauriti, colti in momenti intimi, e per questo assorti, tristi, disarmati. L’utilizzo del silicone e di materiali acrilici per creare queste opere nasce dalla sua esperienze nel mondo cinematografico, ed è un’abilità che ha sempre padroneggiato con destrezza, dandone prova nei film come “The Storyteller” e “Labyrinth” di Jim Henson. Questi materiali, insieme ad un talento innato e maturato negli anni, conferiscono un senso di realtà e tangibilità alle sue sculture da lasciare spesso i visitatori delle sue esposizioni senza fiato. Braccia pelose, rughe, unghie tagliate male, macchie sulla pelle, vene campeggiano su queste enormi o minuscole sculture e contribuiscono a ricreare fedelmente l’effetto di vero.

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Ogni singolo pelo e capello, infatti, è visibile, ogni piccola imperfezione viene regalata all’occhio attento del visitatore. A volte, osservandole, viene da pensare che manca loro solo l’alito della vita e nient’altro. Spesso però il sentimento che sorge spontaneo, oltre al senso di meraviglia e stupore, è un misto di tristezza, imbarazzo e vergogna, come se si stesse spiando dei momenti privati a cui normalmente non si sarebbe autorizzati ad accedere. L’iperrealismo è anche questo, una visione che va al di là della realtà, che in un certo qual modo la stravolge, che riesce ad insinuare nel nostro essere delle sensazioni che normalmente non si proverebbero davanti ad immagini della normale quotidianità di ognuno di noi. In dieci anni di produzione artistica Ron Mueck ha creato ‘solo’ 35 sculture tra le quali voglio ricordare il gigantesco ‘Wild man’ alto ben 3,80 metri e presentato alla Biennale di Venezia, ‘Seated Woman’ del 1996, ‘Pregnant Woman’ 1997, una donna in evidente stato di gravidanza, completamente nuda, alta 2,52 metri, ‘Big man’ (1998) dai critici indicato come un perfetto esempio di solitudine, ‘Boy’ del 1999 che raffigura un bambino inginocchiato (4,90 m x 4,90 m x 2,50 m), ‘In Bed’ del 2000, lo stupefacente ‘Mother and Child’ (2001) che riproduce una donna che ha appena partorito con in grembo il proprio piccolo.

mar 08 07

Agli anti-oscar stravincono Murphy e la Lohan

di mariagiovanna

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La cerimonia degli Oscar è stata preceduta dalla consegna dei premi destinati ai peggiori attori dell’anno cinematografico, i Raspberry Awards (premi “Pernacchia”). I migliori della categoria sono stati gli attori Eddie Murphy e Lindsay Lohan, che hanno dato prova di essere i peggiori interpreti del 2007. L’attore comico Murphy, che si è aggiudicato il riconoscimento per il terribile ruolo da protagonista di “Norbit”, ha sbaragliato la concorrenza aggiudicandosi ben tre categorie: peggior attore protagonista, peggiore attrice non protagonista (nel ruolo della grassa moglie), peggior attore non protagonista (nei panni di un cinese). E questo è stato possibile grazie al fatto, che come già in molte altre precedenti prove cinematografiche, l’attore ha interpretato più ruoli nello stesso film. La pellicola ha comunque avuto un discreto successo al botteghino americano incassando 158 milioni di dollari.

Anche l’attrice Lindsay Lohan ha ottenuto diversi riconoscimenti per la sua interpretazione nel thriller “I Know Who Killed Me”:  sia il premio come peggior attrice dell’anno sia quello come peggiore coppia (nel film interpreta due gemelle). La pellicola ha comunque fatto incetta di Raspberry Awards, conquistando ben otto su nove, compresi i premi per il peggior regista, il peggior remake e la peggiore sceneggiatura ed ha incassato solamente 9 milioni di dollari.