ott 07 29

I tanti piani di lettura del cartoon Ratatouille

di mariagiovanna

Ha fatto la sua apparizione nelle sale cinematografiche italiane, preceduto da un successo annunciato, e non ha deluso. Ratatouille, ultimo film d’animazione di Disney-Pixar, ha sbancato anche i nostri botteghini rimanendo in testa ai box office per la seconda settimana consecutiva ed incassando complessivamente 9.760.686 euro. Chi l’ha visto parla di un cartoon divertentissimo e pieno di scene esilaranti. Anche la critica di tutto il mondo non ha fatto che lodarlo. La storia è molto semplice e con il lieto fine tipico del genere ma, i livelli di lettura, sono diversi e stratificati. Remy, un topino che, trasferitosi dalla campagna a vivere nelle fogne di uno dei più esclusivi ristoranti parigini, riesce a realizzare il suo sogno di diventare un grande chef grazie ad una zuppa, da lui creata, elogiata dai maggiori critici culinari di tutto il mondo. E’ chiaro da subito l’enorme importanza che ricopre in questo film la sana alimentazione ed il cibo in generale. Molti hanno letto in questo cartone animato, girato dal premio oscar Brad Bird (per ‘Gli incredibili’), un chiaro messaggio verso i più piccoli e il loro innato rifiuto per i cibi ‘che fanno bene’. Un film quindi che non solo fa divertire ma che si pone come obiettivo quello di insegnare delle sane abitudini alimentari. Molti altri però sono i temi su cui riflettere affrontati da Ratatouille come, ad esempio, la difficoltà da parte dell’unica protagonista femminile del film nel riuscire ad entrare ed emergere in un mondo principalmente maschile come quello dell’alta cucina. Ed ancora: l’analisi autocritica del terribile Anton Ego sulla sua professione che tanto ha fatto discutere ed interrogarsi i culinari di professione. Insomma il gioiello digitale Ratatouille è un cartoon che diverte molto ma che non si accontenta della risata facile e fine a se stessa. Nessuna flatulenza o altro rumore spiccio, solo situazioni spassose ed intelligenti, cariche di un significato altro.

ott 07 17

Al cinema scompare il mestiere di comparsa

di mariagiovanna

Le comparse sono in via di estinzione. Ad annunciarlo il Times di Londra con un titolo molto eloquente “La fine degli eroi dimenticati del cinema”. Troppo poco lavoro, troppi pretendenti ed un avversario insuperabile, le comparse create ad hoc dalla tecnologia digitale sul computer: sono questi alcuni dei motivi della sparizione di questo mestiere cresciuto tra le pieghe della storia del cinema. Negli anni ’80, l’agenzia che dominava il mercato delle comparse in Inghilterra era la Central Casting con una lista di circa 1600 clienti. Molti di questi erano attori professionisti, che avevano studiato recitazione, canto e danza nelle scuole. Poi una legge aprì il mercato a chiunque volesse partecipare ad una produzione cinematografica senza avere più bisogno di una licenza apposita. In poco tempo le comparse si moltiplicarono fino a toccare la cifra di 50mila persone. L’immediata conseguenza fu la mancanza di lavoro per tutti e l’offerta di salari a bassissimo prezzo che trasformarono un lavoro in un hobby da fare a tempo perso. Oggi scegliere di fare la comparsa equivale a trovare un lavoro che impegna all’incirca dieci giorni l’anno. Una miseria. Inoltre, l’innovazione tecnologica ha permesso, alle grandi produzioni, di fare a meno delle comparse per le scene di massa. Meglio tanti replicanti costruiti a computer, come è stato fatto nel ‘Signore degli anelli’, in ‘Troy’ e in ‘300′. E se questo non fosse sufficiente ad affossare questo storico mestiere ci si è messa pure la moda di girare i film direttamente tra la gente, usando comparse inconsapevoli e gratuite. Scelta molto meno costosa per la produzione, di più facile attuazione e con un maggior effetto di autenticità e realismo.

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ott 07 09

Nel futuro dell’editoria c’è il copyleft

di mariagiovanna

Tanti sono ormai gli scrittori, e purtroppo ancora poche le case editrici, che utilizzano il copyleft. Alla base del concetto di copyleft, inventato negli anni Ottanta dal ‘free software movement” di Richard Stallman, c’è quello di software libero: tutti possono adoperarlo ma nessuno se ne può impadronire, privatizzandolo, per ricavare del denaro sul risultato del lavoro di libere comunità di utenti. Nella carta stampata questo si traduce con la possibilità di fotocopiare o scaricare a piacimento l’opera di uno scrittore, che ha deciso di adottare la formula del copyleft, ma non con la possibilità di rivenderla o dichiararsene autore. Il collettivo Wu Ming, tra i primi ad imporre alle case editrici il copyleft, da sempre pubblica i suoi libri con la dicitura “E’ consentita la riproduzione, parziale o totale, dell’opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale”. Grazie a questa formula, libri come Q o 54 sono diventati ricercatissimi e, il loro formato cartaceo, scaricabile gratis da anni sul sito del collettivo, è arrivato anche alla dodicesime edizione e ha superato le duecentomila copie vendute. Il copyleft, infatti, consente ai lettori di non acquistare un libro a ‘scatola chiusa’ ma di poterne usufruire liberamente, magari leggendone solo alcune parti oppure consultandolo in modo non sequenziale. Questo però non esclude la vendita del libro nella versione stampata. Si pensi a quante volte si legge un libro e dopo lo si regala oppure se ne parla bene in giro diffondendone la conoscenza. In tutti questi casi, si contribuisce alla vendita del libro stampato dalla casa editrice a conferma del fatto che nell’editoria, più un’opera circola (in qualsiasi modo) e più vende. In questo modo, “come succede per il software libero e per l’Open Source, si concilia l’esigenza di un giusto compenso per il lavoro svolto da un autore (o più genericamente di un lavoratore della conoscenza) con la tutela della riproducibilità dell’opera (vale a dire del suo uso sociale). Si esalta il diritto d’autore deprimendo il copyright, alla faccia di chi crede che siano la stessa cosa” almeno secondo il Wu Ming pensiero.

Tra le realtà che adottano questa formula si può segnalare Alberto Gaffi editore, La Mondadori con il libro ‘La strategia dell’ariete dell’esemble narrativo Kai Zen (i suoi membri sono Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa, Aldo Soliani), gli autori presenti nella biblioteca di ‘Liber Liber’ (la guida ad Internet di Marco Calvo, Gino Roncaglia, Fabio Ciotti, Marco Zela è da più di dieci anni scaricabile gratuitamente )o la selezione di libri proposta da copyleft-italia.it.

ott 07 01

Le pellicole della II edizione del Festival del cinema di Roma

di mariagiovanna

Più che un festival sarà una grande festa pensata a misura di pubblico. Il Roma Filmfest 2007, alla sua seconda edizione, proporrà un programma di tutto rispetto, meno affollato e caotico dello scorso anno, incentrato, invece, sulla qualità di tante pellicole firmate da registi di fama mondiale. Secondo il sindaco di Roma, Veltroni, è “una manifestazione davvero molto bella: lo dico non da sindaco, ma da appassionato”. Gli sponsor sembrano avere apprezzato le proposte di questa seconda edizione del Festival, stanziando nel complesso 13 milioni di euro (in buona parte dalla Camera di Commercio), quasi il doppio di quello riservato al festival di Venezia.

La kermesse cinematografica, in programma dal 18 al 27 ottobre, ospiterà 70 pellicole, selezionate dai direttori Piera Detassis (Première), Giorgio Gosetti e Teresa Cavina (Cinema 2007), Mario Sesti (Extra) e Gianluca Giannelli (Alice) tra cui un’anteprima mondiale di tutto rispetto, il film di Francis Ford Coppola “Youth Without Youth” (in Italia ‘Un’altra giovinezza’) con Tim Roth, la più prestigiosa prima del festival. Tante le star attese al festival capitolino, da Tom Cruise a Cate Blanchett, da Halle Berry a Jake Gyllenhaal, dalla nostra Sophia Loren al veterano Sidney Lumet, fino a Robert Redford e Martin Scorsese .

PREMIERE
La sezione più autorevole e glamour, dedicata ai film ad alto tasso di spettacolarità e alle stelle da tappeto rosso (che sarà calpestato da ben dieci vincitori di premi Oscar). Il film di apertura sarà “Elisabeth: the Golden Age” di Shekhar Kapur, seguito di Elizabeth, con protagonista ancora una volta Cate Blanchett nel ruolo della sovrana inglese. Seguiranno poi ‘Rendition’ del sudafricano Gavin Hood (Oscar per Il mio nome è Tsotsi), con Reese Whiterspoon e Jake Gyllenhaal, che affronta il tema della lotta al terrorismo e dei sequestri insoliti; ‘Silk’ del canadese Francois Girard, tratto dal best seller Seta di Alessandro Baricco, con Keira Knightley e Michael Pitt; ‘Things we lost in the fire’ della danese Susanne Bier, con gli affascinanti Halle Berry e Benicio del Toro; ‘Across the universe’ di Julie Taymor, musical interamente costruito sulle canzoni dei Beatles e ‘Into the wild’, opera di Sean Penn, ambientato in Alaska e ispirata alla vera storia di un esploratore solitario. I film italiani in concorso nella sezione Premiere hanno la firma di Silvio Soldini (Giorni e nuvole), dramma sociale con Antonio Albanese e Margherita Buy e di Dario Argento (La terza madre), terza parte delle trilogia che comprende anche Suspiria e Inferno)
IN CONCORSO
Le pellicole in gara sono in totale 14 più un titolo a sorpresa che verrà rivelato solo più avanti. Il film di apertura è ‘Le deuxiéme souffle’, omaggio del regista Alain Corneaued allo scrittore José Giovanni e ai noir di Jean-Pierre Melvilel, interpretato dalla bellissima Monica Bellucci e da Daniel Auteuil. Gli altri film in concorso: ‘El Pasado’ dell’argentino Hector Bebenco, con Gael Garcia Bernal; la scatenata commedia ‘Juno’, diretta da Jason Reitman (già regista di Thank You for smoking) con la sceneggiatura dell’ex spogliarellista Diablo Cody, con Jennifer Garner; ‘Caotica Ana’ di Julio Medem, il Kolossal ‘Mongol’ del russo Sergei Bodrov, prima parte di una trilogia dedicata alla mitica figura di Gengis Khan; ‘Reservation road’ dell’americano Terry George (quello di Hotel Rwanda), con Joaquin Phoenix, Mark Ruffalo e Jennifer Connelly. Le italiane in concorso sono ‘La giusta distanza’ il ‘gotico padano’ di Carlo Mazzacurati e ‘L’uomo privato’ di Emidio Greco.

FUORI CONCORSO

La sezione fuori concorso ospita due perle rare, due grandi voci della critica antagonista americana: Sidney Lumet con ‘Before the Devil knows you’re dead’ interpretato da Ethan Hawke, Philip Seymour Hoffman, Albert Finney, ritratto tagliente della piccola borghesia americana e ‘Leoni per agnelli’ di Robert Redford, con Tom Cruise, dedicato al conflitto afgano.