di mariagiovanna
Esce il 31 maggio in edicola il terzo, e ahimé anche l’ultimo, numero di Leo Pulp, distribuito dalla Sergio Bonelli Editore. Purtroppo sembra giunta al capolinea l’avventura del detective più sgangherato dei fumetti, nato dalla fantasia di
Claudio Nizzi e portato sulle pagine dal noto fumettista modenese Massimo Bonfatti, impostosi all’attenzione del grande pubblico per essere stato il disegnatore di Cattivik e di Lupo Alberto. Sergio Bonelli ha comunicato la mesta notizia attraverso l’editoriale del suo Giornale online, nell’edizione maggio/giugno 2007. Questo ultimo album si intitola “Il caso della Magnolia Rossa” e, come spiega lo stesso Bonfa, intervistato da Giovanni Scalambra per il settimanale digitale Stradanove, “è vagamente ispirato al caso della “Dalia Nera”, e a “Citizen Kane” (Quarto potere) anche se, come al solito, Nizzi non si limita a citare i film ma ne reinventa le trame intrecciandole con spunti che vengono anche dalla letteratura di genere e non solo. Questa storia è perfino più complessa delle precedenti, più adulta e ricca di personaggi e situazioni imprevedibili anche se sempre perfettamente coerenti con la “Città degli Angeli” negli anni ’40 e soprattutto in questa storia Leo Pulp si è evoluto maggiormente e si è arricchito ancora di piccole caratteristiche psicologiche, senza però cambiare la sua personalità ormai ben definita”. L’albo ha riscosso un discreto successo
in questi anni, ma sembra che la chiusura della serie sia legata più ad un discorso di tipo editoriale che di gradimento. “Leo Pulp piace a tutti – tiene a precisare Bonfa – ma è destinato a fare una vita difficile, meno male che lui è un duro e non molla! I motivi per cui non ha una certezza editoriale sono tanti ma non sono certo dovuti al mancato gradimento del pubblico. Forse la ragione principale sta nel fatto che non è un fumetto adatto a una casa editrice come la SBE, anche se è l’azienda editoriale che ha avuto il merito di farlo nascere”. Quindi, non perdetevi questo numero speciale (rimarrà in edicola circa 2 mesi), nell’attesa che qualche altra casa editrice intuisca il valore di questo personaggio e dei suoi autori e pubblichi il seguito della sua storia.
di mariagiovanna
Arriva anche in Italia il romanzo che ha fatto scandalo in Arabia Saudita. Definito il Sex and the City arabo, Le ragazze di Riad è un libro coraggioso e innovativo. In questo romanzo l’autrice, la 25enne saudita Rajaa Al-Sanea, racconta le gesta di quattro giovani ragazze del suo paese, Sadeem, Qamrah, Mashael e Lamees, alle prese con l’amore, gli uomini e le tradizioni. Uomini perennemente e inutilmente eccitati, ridicolizzati dall’autrice che li considera stupidi e prepotenti, privi di forza e volontà per cambiare le cose in un paese chiuso e oscurantista come quello saudita. Il libro è stato scritto alcuni anni fa e ha venduto migliaia di copie in Libano e in Bahrein, dove molti sauditi sono andati per acquistarlo dopo che questo era stato vietato in patria. Per anni la sua diffusione è stata pressoché clandestina. Fotocopie al mercato nero di Riad, email spedite per aggirare la censura hanno permesso a questo libro di diventare un piccolo caso letterario. Ma, soprattutto, hanno consentito agli arabi wahaabiti di poter leggere, finalmente, storie considerate fino ad allora tabù, di corteggiamenti, di omosessualità, di piacere e di ingiusto odio contro gli sciiti. Ora il libro è pronto per sbarcare in Occidente: prima dell’estate sarà pubblicato negli Stati Uniti da Penguin Press e dopo arriverà anche in Italia edito dalla Mondadori. Per gli occidentali, Le ragazze di Riad, è una testimonianza preziosa di uno dei luoghi più ermetici della terra, raccontata attraverso gli occhi di quei giovani che avrebbero il compito, e forse il dovere, di farlo progredire.
di mariagiovanna
Un’ovazione ha suggellato la proiezione del film Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti di scena nella sezione “Un certain regard” al Festival di Cannes. La platea
ha omaggiato con una standing ovation e quasi dieci minuti di applausi ininterrotti la pellicola del regista italiano. “Sono veramente molto soddisfatto e anche molto emozionato per questo risultato – ha commentato Luchetti, all’uscita dal Palazzo del Cinema – devo dire che il film ha avuto forse un’accoglienza perfino più calorosa che in Italia. E i dubbi che questa storia, così italiana sull’epoca della nascita degli anni di piombo, non venisse capita sono stati fugati”. Il film è tratto dal libro di Antonio Pennacchi, Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi, e racconta
la storia di due giovani fratelli – interpretati nella versione cinematografica da Elio Germano e Riccardo Scamarcio – di famiglia operaia, nella Latina degli anni ’60. Il più piccolo, Accio appunto, è un giovane missino uscito dal seminario dopo aver perso la vocazione. Con l’avvicinarsi del ’68 viene espulso dal partito per aver manifestato contro la guerra del Vietnam ed è allora che si sposta verso l’estrema sinistra. Il fratello, bello e sciupafemmine, invece, resta fermo all’ideologia rossa fino all’estrema conseguenza di abbracciare la lotta armata, che lo porterà ad un triste epilogo. Un finale mesto in una commedia popolare dai toni dolceamari che ha saputo conquistare la platea del Festival. Tutti in piedi e tantissimi applausi scroscianti alla fine del film per salutare Luchetti, Germano e Scamarcio presenti in sala. Ora rimane solo da augurarsi che la giuria tenga conto di questo plebiscito popolare e consenta alla pellicola di bissare la vittoria ottenuta qualche anno fa da La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana.